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Attualità | 22 maggio 2022, 07:37

SalTo22, Dario Argento racconta il suo amore per Torino: “Sempre misteriosa e inquietante”

Il “maestro del brivido”, protagonista di un numero monografico della rivista Linus, non smette di celebrare la città teatro del suo film più famoso: Profondo Rosso

dario argento al salone 2022

SalTo22, Dario Argento racconta il suo amore per Torino: “Sempre misteriosa e inquietante”

Torino è sempre misteriosa e inquietante”: è una vera e propria dichiarazione d'amore, come sempre nel suo stile, quella di Dario Argento verso il teatro del suo film più celebrato, Profondo Rosso. Il regista “maestro del brivido” è stato ospite al Salone Internazionale del Libro per presentare il numero monografico della rivista Linus a lui dedicato.

"Non faticherei a trovare location per un film"

A 47 anni di distanza da uno dei suoi capolavori, il regista non ha smesso di celebrare la città: “Nonostante i modernismi aggiunti nel corso degli anni – ha sottolineato – non avrei nessuna difficoltà nell'infiltrarmi nell'atmosfera delle sue case art deco o dei palazzi di epoca fascista, che per me sono bellissimi. Dovessi girare di nuovo un film qui non faticherei a trovare le location, nemmeno se uscissi dal centro per andare in periferie in grado di ispirarmi nel cercare ambienti simili a Roma”.

"Non voglio essere un maestro"

Nonostante la fama e la stima accumulata a livello internazionale, Argento non si ritiene un “esempio da seguire”: “Non vedo eredi - ha proseguito - e nemmeno mi va di averne: non voglio essere né un maestro né un professore, questa cosa di avere degli alunni non mi ha mai ispirato. Non ci sono allievi ma solo registi che si sono ispirati alle mie atmosfere e al mio modo di raccontare, in particolare i coreani, i giapponesi, i messicani, i brasiliani e alcuni spagnoli e francesi”.

Una veste insolita: attore protagonista

In chiusura, una battuta su un'avventura che l'ha visto coinvolto in una veste insolita: quella dell'attore protagonista nel film di Gaspar Noè “Vortex”: “Ho accettato - ha concluso – perché ho avuto l'opportunità di essere me stesso, un critico cinematografico che ha scritto un libro sul rapporto tra cinema e sogno, cosa che ho fatto davvero durante la mia vita. In ogni caso, è un'esperienza che non farò più nemmeno se potessi improvvisare”.

Marco Berton

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