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Cronaca | 06 agosto 2022, 12:01

“Aborto come legalizzazione dell'omicidio”: è polemica sui manifesti dei Pro-Vita con Pasolini

L'assessore ai diritti Rosatelli: “Immagine stigmatizzante delle persone che praticano l'aborto: valutiamo l'istituzione di un Comitato di Garanzia indipendente, votato dal Consiglio Comunale, sulla comunicazione sociale non commerciale”

“Aborto come legalizzazione dell'omicidio”: è polemica sui manifesti dei Pro-Vita con Pasolini

Sono contro l'aborto, sono traumatizzato dalla legalizzazione dell'aborto perché la considero, come molti, una legalizzazione dell'omicidio” con il volto e il nome di Pier Paolo Pasolini: sono questi i manifesti dell'associazione Pro Vita e Famiglia comparsi a Torino in diversi punti della città.

La campagna, realizzata nei mesi scorsi anche in altre città tra cui Bologna e Roma scatenando accese polemiche non solo per il contenuto, ma anche per la strumentalizzazione dell'immagine di un intellettuale non certo allineato su posizioni conservatrici, riprende in modo decontestualizzato un articolo pubblicato sul Corriere della Sera il 19 gennaio del 1975. Nel pezzo citato, infatti, Pasolini parte dall'aborto per esprimere un'opinione molto più generale sul rapporto della società dell'epoca con la sessualità.

Rosatelli: “E' tempo di rivedere il regolamento comunale”

Come era facile intuire, i manifesti dei Pro Vita non sono passati inosservati nemmeno da queste parti. Uno dei primi a prendere posizione, come già fatto in altre occasioni, è l'assessore a diritti e pari opportunità della Città di Torino Jacopo Rosatelli, il quale ha annunciato l'intenzione di prendere provvedimenti strutturali: “La campagna - commenta – contiene un'immagine stigmatizzante delle persone che praticano l'aborto, ma l'Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria, competente in base al nostro regolamento e a uno specifico accordo con ANCI, interpellato dai nostri uffici ha ritenuto che non contenesse né espressioni lesive della dignità né immagini stigmatizzanti. Confesso di non condividere questa valutazione e sia il sottoscritto che l'assessora alle affissioni Nardelli siamo convinti che sia tempo di mettere mano al regolamento comunale”.

Valutiamo un comitato di garanzia”

L'idea di Palazzo Civico, a proposito, è quella di creare un organismo ad hoc: “Affidare a un istituto sulla pubblicità - aggiunge Rosatelli – la decisione in casi come questo non risponde al principio secondo il quale si debba esercitare un controllo sulla comunicazione pubblica. Non si tratta di censura delle idee perché la libertà di espressione è sacra, ma di tutela della dignità delle persone: a essere in discussione non è la campagna antiabortista ma il modo in cui viene fatta. Per questo, in accordo con Nardelli e su sollecitazione di associazioni come la rete +di194voci, stiamo lavorando per affidare il parere relativo alla comunicazione sociale non commerciale a un comitato di garanzia indipendente, votato dal Consiglio Comunale e integrato da personalità di comprovata esperienza nelle scienze giuridiche, della comunicazione ed etico-sociali; la pubblicazione del manifesto e l'approvazione da parte dello IAP conferma la necessità di rivedere il regolamento comunale utilizzando un approccio condiviso con l'assessorato competente per materia tecnica”.

Marco Berton

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