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Cultura e spettacoli | 22 settembre 2023, 12:16

World Press Photo 2023: il tragico scatto al Mariupol Maternity Hospital e gli altri vincitori in mostra a Palazzo Barolo

Fino al 29 novembre. Esposti i lavori degli italiani selezionati

World Press Photo 2023: il tragico scatto al Mariupol Maternity Hospital e gli altri vincitori in mostra a Palazzo Barolo

World Press Photo Contest, il più importante concorso di fotogiornalismo al mondo, torna a Torino per l'edizione 2023: la mostra - con 120 scatti - sarà allestita dal 22 settembre al 19 novembre a Palazzo Barolo.

Presenta lavori di fotogiornalismo e fotografia documentaristica firmati per le maggiori testate internazionali, da National Geographic a BBC, CNN, Times, Le Monde, El Pais, e permette di compiere un viaggio critico tra le notizie del 2022 e gli argomenti più importanti che hanno caratterizzato l'anno scorso:  dalla guerra in Ucraina alle proteste in Iran, dal racconto dell’Afghanistan controllato dai talebani ai molteplici volti della crisi climatica in un viaggio dal Marocco all’Australia, dal Perù al Kazakistan.

Torino ospita l'esposizione per il settimo anno consecutivo (non è mancata neanche nei due anni segnati dalla pandemia) ed è organizzata da Cime, partner della World Press Photo Foundation di Amsterdam.  

 

La selezione degli scatti

Per la sua 66ª edizione, il concorso ha visto la partecipazione di 3.752 fotografi provenienti da 127 paesi: hanno presentato, in totale, 60.448 fotografie giunte da tutto il mondo.

World Press Photo Contest esiste dal 1955, ma per offrire un racconto sempre più globale dallo scorso anno ha modificato l'impostazione del concorso e della valutazione degli scatti, raccogliendo lavori da tutto il mondo e coinvolgendo, dunque, Africa, Asia, Europa, Nord e Centro America, Sud America, Sud-Est asiatico e Oceania.

Per ogni area vengono raccolti e giudicati - in loco - fotografie e storie. La valutazione coinvolge, quindi, prima le giurie regionali. Solo dopo entra in scena la giuria globale, composta quest'anno dai sei presidenti delle giurie regionali - Angela Jimu, Hideko Kataoka, Kateryna Radchenko, Tomas Ayuso, Felipe Dana, Maika Elan -  e dal presidente della giuria globale, Brent Lewis. Sono stati loro a decretare i 24 vincitori regionali che provengono da 23 paesi: Argentina, Armenia, Australia, Belgio, Cina, Danimarca, Ecuador, Egitto, Francia, Germania, Grecia, Iran, Italia, Messico, Marocco, Myanmar, Perù, Sud Africa, Spagna, Filippine, Ucraina, Stati Uniti e Venezuela.

Tra questi sono stati scelti i quattro vincitori globali. Quattro infatti sono le categorie in cui è suddiviso il concorso: Singole, Storie, Progetti a lungo termine e Formato aperto.

Sono state necessarie sei settimane di lavoro. Sono state, inoltre, assegnate sei menzioni d'onore. 

 

Le quattro foto vincitrici

Tra i 24 vincitori regionali, la giuria del Concorso 2023 ha selezionato i quattro vincitori globali.

L'attacco aereo al Mariupol Maternity Hospital di Evgeniy Maloletka, Associated Press, è stato premiato come World Press Photo of the Year.  E' un'immagine molto forte scattata il 9 marzo 2022 durante l’assedio di Mariupol: si vede una donna incinta, su una barella, trasportata da alcuni uomini. L'ospedale dietro di lei è stato fortemente danneggiato nel corso di un attacco aereo russo. Quella donna morirà 30 minuti dopo aver dato alla luce il figlio senza vita. 

"Il prezzo della pace in Afghanistan" del fotografo danese Mads Nissen, vincitore del World Press Photo nel 2021, e realizzato per il giornale danese Politiken, è stato premiato invece al World Press Photo Story of the Year: raccoglie nove scatti che raccontano  come si vive sotto il regime dei talebani dopo il ritiro degli americani nell'agosto del 2021.  

"Battered Waters" è il lavoro di una donna, la fotografa armena Anush Babajanyan, VII Photo/National Geographic Society: ha ricevuto il World Press Photo Long-Term Project Award. Qui il focus è sulla crisi climatica nell’Asia centrale e, in particolare, in Tagikistan, Kirghizistan, Uzbekistan e Kazakistan. Al centro la siccità (e la capacità della popolazione ad adattarsi a questa emergenza) ma anche la gestione dell'acqua dopo la caduta dell'Unione Sovietica e l'assenza di forniture idriche adeguate.

"Here, The Doors Don’t Know Me" dell'egiziano Mohamed Mahdy ha ricevuto, infine, il World Press Photo Open Format Award, riconoscimento che va a chi utilizza diversi media: narra attraverso foto, materiali d'archivio ma anche lettere e scritti dei residenti, video e suoni, la storia di una comunità di pescatori che sta scomparendo nel quartiere di Al Max ad Alessandria d’Egitto.

 

Gli italiani esposti

C'è sempre molta curiosità per gli italiani in concorso e, dunque, in mostra. Quest'anno sono due ad aver ricevuto un riconoscimento.

Alessandro Cinque è stato premiato tra i vincitori regionali per il suo "Alpaqueros", un lavoro che lo ha impegnato diversi anni. Racconta l'evoluzioni delle famiglie peruviane attraverso la vita delle donne allevatrici che rischiano la vita portando gli alpaca sempre più in alto. Lo devono fare per contrastare il cambiamento climatico e la siccità.

Simone Tramonte ha vinto, invece, nella categoria Long-Term Projects per l’Europa con il " Net- Zero Transition" che racconta sempre il cambiamento climatico ma da una prospettiva, al contrario, positiva: raccoglie infatti progetti innovativi che potranno permettere all'Europa di diventare il primo continente a impatto zero.

 

Per info: www.worldpressphototorino.it 

 

Chiara Gallo

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