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Sanità | 02 febbraio 2024, 17:25

Ospedali e case di comunità, Torino vuole bruciare le tappe: “Apriranno prima del 2026”

Le 9 Centrali Operative Territoriali apriranno tutte già entro fine febbraio. Le strutture, previste dal Pnrr e attualmente in fase di realizzazione, saranno 31

Ospedali e case di comunità, Torino vuole bruciare le tappe: “Apriranno prima del 2026”

Ospedali e case di comunità, Torino vuole bruciare le tappe: “Apriranno prima del 2026”

Torino rompe gli indugi e vuole “bruciare le tappe” sulla sanità territoriale: l'intenzione, infatti, è quella di accelerare sulla realizzazione degli Ospedali e delle Case di Comunità, strutture che andranno a rinforzare l'assistenza al cittadino riducendo contemporaneamente la pressione sui grandi presidi impegnati a gestire situazioni complesse.

L'obiettivo: aprire prima del 2026

L'obiettivo dichiarato dei dirigenti sanitari è quello di aprire il più presto possibile. A finanziare quasi tutti gli interventi è il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: quelli previsti sono in totale 31, di cui 6 ospedali di comunità, 16 case di comunità (altre 2 verranno realizzate con fondi articolo 20 della Regione Piemonte, ndr) e 9 centrali operative territoriali. Le prime due tipologie si caratterizzano come punti di riferimento intermedi di presa in carico, cura e monitoraggio per interventi “a bassa intensità”: “Ho l'orgoglio - ha dichiarato il direttore generale dell'ASL di Torino Carlo Picco – di poter dire che tutti gli interventi torinesi sono partiti secondo il cronoprogramma e sono in fase di notevole avanzamento: la deadline prevista dal Pnrr per il termine dei lavori è fissata al 2026, ma contiamo di arrivarci prima. La sanità andava in qualche modo riformata perché poco solida e strutturata, con una rete di poliambulatori e di medici di medicina generale ampia ma molto frammentata”.

Il caso dell'ex Istituto “Marco Antonetto” a Lucento

Un caso particolarmente delicato è quello dell'ex Istituto “Marco Antonetto” di corso Toscana angolo via Luzzatti, nel quartiere Lucento, chiuso da 20 anni per “criticità amministrative e burocratiche”: “I fondi - ha aggiunto Picco – hanno sbloccato la situazione e, grazie all'interlocuzione portata avanti sia con SCR Piemonte che con il Comune, siamo riusciti ad avviare i lavori. Dall'esterno, l'edificio sembra praticamente finito e diventerà il presidio principale per l'erogazione delle cure nella zona nord di Torino, un ospedale di comunità in grado di rappresentare quello che via Farinelli rappresenta per la zona sud”.

Centrali Operative Territoriali pronte a fine febbraio

A diventare realtà per prime saranno invece le COT centrali operative territoriali, strutture ad alta componente tecnologica in grado di coordinare la presa in carico degli utenti attraverso il raccordo tra servizi sanitari e professionisti. La loro apertura è ormai imminente: “Le inaugureremo – ha concluso – entro fine febbraio e raccorderanno i servizi quando ci sarà bisogno di un maggior coordinamento tra strutture per fornire un servizio completo ai cittadini: uno degli interventi più significativi, anche dal punto di vista della rigenerazione urbana, è quello in corso all'ex Astanteria Martini di via Cigna; ogni COT sarà dedicata a uno specifico tema, come la continuità delle cure e la protesica”.

Marco Berton

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