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Attualità | 06 dicembre 2021, 12:22

Strage Thyssen, la rabbia dei familiari nel giorno del 14° anniversario: “Presi in giro dallo Stato”

Parole durissime di Rosa, madre di Giuseppe De Masi, durante la cerimonia al Monumentale: “Non ci fidiamo delle promesse e non crediamo più nella giustizia”

rosa de masi - cerimonia anniversario thyssen

Strage Thyssen, la rabbia dei familiari: “Presi in giro dallo Stato”

Siamo stati presi in giro dallo Stato”: con queste durissime parole, pronunciate davanti all'assessore regionale Fabrizio Ricca e dalla pari grado comunale Chiara FogliettaRosa De Masi ha ricordato il figlio Giuseppe e gli altri 6 operai morti esattamente 14 anni fa nella strade della ThyssenKrupp.

L'accusa a istituzioni, magistratura e imprenditoria

L'accusa - lanciata durante la cerimonia di commemorazione delle vittime al Cimitero Monumentale di Torino - è stata diretta e ha coinvolto, oltre alle istituzioni, anche la magistratura e il mondo dell'imprenditoria: “Le attenzioni sulla strage della ThyssenKrupp – ha incalzato De Masi – si sono spente gradualmente ma noi non possiamo né dimenticare né cancellare quanto accaduto. Tutto questo non è normale in un paese civile, come non è normale che personaggi senza scrupoli siano scappati dalle loro responsabilità: la nostra fiducia è stata tradita da uno Stato che ci ha rassicurati facendo finta di occuparsi di noi per sedare i momenti in cui eravamo diventati scomodi”.

Non crediamo più nella giustizia”

La richiesta, forte e chiara nonostante la sfiducia, è quella di ottenere finalmente giustizia: “Non ci fidiamo - ha proseguito – più delle promesse e non crediamo più in una giustizia che probabilmente non si compirà mai. I vari ministri che si sono susseguiti negli anni ci hanno sempre rassicurato sulla costante interlocuzione con i loro omologhi tedeschi ma, evidentemente, non tutti siamo uguali davanti alla legge perché quelli più potenti e più ricchi riescono ad avere il sopravvento. La stessa cosa è accaduta anche con il principale imputato, che vive tranquillamente a casa sua nonostante non abbia investito il denaro necessario per apportare la manutenzione sulla linea 5 dove i nostri cari sono morti bruciati”.

La vicinanza espressa da Regione e Comune

A esprimere vicinanza è stato, dopo l'intervento dei familiari e una straziante lettura tratta dalla prefazione del libro (realizzata da Antonio Boccuzzi, unico sopravvissuto alla strage) di Stefano Peiretti “Non voglio morire”, lo stesso Ricca: “Per noi - ha dichiarato – è un dovere essere qui, la ferita resta aperta e non si rimarginerà mai. Sentiamo tutto il peso delle vostre parole, che devono essere da monito alle istituzioni, e della vostra richiesta di giustizia: siamo e saremo sempre dalla vostra parte anche per sensibilizzare chi vuole fare profitto senza occuparsi della sicurezza dei propri lavoratori”.

Foglietta: "Richiesta di giustizia ancora incompiuta"

Foglietta, infine, ha ricordato l'importanza del memoriale inaugurato lo scorso anno: “Ho intuito - ha aggiunto – cosa provano queste famiglie guardando negli occhi chi è rimasto senza padre da bambino e ora è adolescente: nonostante siano passati 14 anni restano la solitudine e una richiesta di giustizia non ancora compiuta. Questo luogo serve a garantire un pieno ricordo alle famiglie ma anche alla comunità per tutti i morti sul lavoro, come Comune ci impegneremo per vigilare sul rispetto delle regole di sicurezza troppo spesso sacrificate verso una corsa sfrenata al capitalismo”.

Lo Russo: "Mai più morti sul lavoro"

"Quel devastante incendio rimane una ferita tremenda per la città. E forte rimane anche il dolore e la richiesta di giustizia". Il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, ha ricordato così sulla sua pagina Facebook, l'anniversario di una strage, dicendosi vicino ai parenti che "da quattordici anni convivono col dolore e il senso di ingiustizia dopo quella tragica notte".

Per Lo Russo il Sacrario è "un luogo della memoria, che diventa monito quotidiano per quanto va ancora fatto per rendere sicuri i luoghi del lavoro. Per poter dire, finalmente, mai più morti sul lavoro", ha concluso il sindaco di Torino.

Appendino: "Occorre fare giustizia"

"Nel caso della strage della Thyssen la memoria non è ancora stata assorbita dalla coscienza collettiva. Da un lato, perché è una ferita ancora aperta per la nostra città e la nostra comunità, dall'altro perché ancora quella storia non si è chiusa, ancora non vi è stata giustizia, ancora la rabbia e il dolore non si sono potuti concedere riposo. Dietro a ogni morte sul lavoro vi è una responsabilità, e se non si sarà chiamati a rispondere, le morti sul lavoro continueranno". Così si è espressa l'ex sindaca Chiara Appendino in occasione del 14esimo anniversario della tragedia dell'acciaieria torinese.

Marco Berton

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