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Scuola e formazione | 06 novembre 2019, 21:21

Mense scolastiche di Torino, la Cassazione ferma la fuga: il 50% dice addio al panino

Nove scuole su 54 hanno detto no al baracchino. I dati al convegno sulla qualità del cibo della refezione scolastica

Mense scolastiche di Torino, la Cassazione ferma la fuga: il 50% dice addio al panino

La sentenza della Corte di Cassazione ferma la fuga dalle mense delle scuole di Torino. E’ questo il dato più evidente emerso dall’incontro sulla qualità del cibo della refezione scolastica che si è svolto questo pomeriggio, promosso da Camera di Commercio e Città di Torino.

Secondo i dati forniti dall’Ufficio Scolastico Regionale sono 4.424 gli alunni che attualmente preferiscono la “schiscetta”. Quasi la metà rispetto agli 8.795 dello scorso giugno, quando comunque non era ancora stata emessa stata la sentenza. Il trend risultava già in diminuzione, visto che ad inizio dell’anno scolastico 2018-2019 erano 9.428 a preferire il panino da casa.

Un aumento di iscritti in mensa che per l’assessore comunale all’Istruzione Antonietta Di Martino è frutto “dell'azione del Comune su due fronti”. “Il primo – spiega - è la corretta informazione alle famiglie. Il secondo la riduzione della quota pasto del 33% per la fascia più alta, e via via a scalare per le altre”. “Dove le scuole hanno scelto di dire no al pasto da casa, ci sarà senz'altro un rientro alla mensa scolastica. Lo valuteremo con i dati aggiornati sulle iscrizioni che avremo la prossima settimana" conclude,

Sempre secondo l’Ufficio Scolastico Regionale su 54 scuole di Torino, sono nove quelle che hanno deciso di bandire il pranzo al sacco per i bimbi. Sei non hanno ancora preso una decisione, mentre nelle restanti trentanove sono ammesse entrambe le modalità di fruizione, quindi mensa e panino da casa.

Nelle scorse settimane sono decine i genitori che hanno annunciato di voler presentare ricorso al Tar contro quelle scuole che hanno detto no al baracchino. E’ il caso ad esempio della elementare Tommaseo, dove il Comitato Caromensa denuncia una discriminazione perché la preside Lorenza Patriarca ha chiesto ai genitori di venire a prendere in pausa pranzo i figli che non usufruiscono della refezione scolastica.

“Il tempo mensa – scrive su Facebook l’avvocato Giorgio Vecchione, portavoce dei pro-panino - è tempo scuola, ma chi non sceglie il servizio a domanda individuale è invitato ad allontanarsi. C’è una contraddizione in termini”.

Cinzia Gatti

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