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Economia e lavoro | 19 giugno 2020, 15:10

Ex Embraco, il dolore dei sindacati: "Troppi avventurieri che speculano sulla pelle dei lavoratori, scenda in campo lo Stato"

Il pensiero corre ai casi De Tomaso e il recente Blutec. Fim, Fiom e Uilm chiedono un nuovo intervento della Regione e delle istituzioni che due anni fa garantirono per Ventures e il progetto di reindustrializzazione ora al vaglio dei magistrati

Ex Embraco, il dolore dei sindacati: "Troppi avventurieri che speculano sulla pelle dei lavoratori, scenda in campo lo Stato"

Alla fine il bubbone è esploso. Era ormai da mesi che i sindacati segnalavano con forza le "stranezze" della reindustrializzazione fantasma dello stabilimento ex Embraco di Riva di Chieri, fino ad arrivare alle segnalazioni alla magistratura. Ora che nei confronti di Ventures srl è entrata in azione la Guardia di finanza, però, la soddisfazione è piuttosto magra, per gli oltre 400 lavoratori coinvolti in una vertenza ormai eterna. E la prospettiva di una bancarotta fraudolenta con fallimento, non fa che aggiungere ansie ai vecchi timori.

"Purtroppo è ormai da troppo tempo che denunciavano una situazione a tinte fosche, ecco perché abbiamo deciso di fare un esposto alla magistratura - commentano Edi Lazzi, segretario generale di Fiom Cgil per Torino e provincia e Ugo Bolognesi, responsabile Fiom territoriale -. È utile riflettere su questa vicenda che rischia di avere tratti similari con quelle della De Tomaso di Rossignolo e della Blutec di Ginatta. Troppi avventurieri pronti a speculare sulla pelle dei lavoratori, ecco perché il Governo deve essere centrale e garante in operazioni di questo tipo ed ecco perché, se si vuole trovare una soluzione per i lavoratori non c'è altra via che un intervento diretto dello Stato Italiano. Abbiamo già chiesto un incontro con l'assessore regionale Elena Chiorino che ci auguriamo serva a fare un passo in avanti a questa vicenda”.

Riportando indietro le lancette dell'orologio, infatti, risalte all'inizio del 2020 l'iniziativa delle sigle metalmeccaniche di presentare un esposto in procura. "Non è credibile che chi ha presentato Ventures, cioè la Whirlpool, e chi ha dato alla società di nuova costituzione le “patenti” di affidabilità, cioè il Ministero dello sviluppo economico e Invitalia, non fossero a conoscenza della situazione - dicono i rappresentanti di Fim, Fiom e Uilm -. Oggi più che mai, visto l'ipotesi di bancarotta e la richiesta di fallimento, è necessario il ruolo del ministero dello Sviluppo economico che, insieme a Regione Piemonte e Città di Torino, deve convocare i responsabili della vicenda, a partire da Whirlpool, e di individuare il percorso necessario a una vera soluzione in grado di fare ripartire delle attività industriali e di ridare la dignità del lavoro a 407 famiglie di lavoratori torinesi".


Ma è ancora più doloroso risalire ai mesi precedenti, quelli scanditi da iniziative che hanno portato il problema alla ribalta del Festival di Sanremo, al Presidente del Parlamento europeo, fino a Papa Bergoglio. E tante volte è stato l'arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, a mettersi in prima fila a difesa dei diritti dei lavoratori. A marzo 2018 il nuovo piano: il progetto Ventures: una start up per la produzione di strumenti tecnologici per la manutenzione e l'efficienza di impianti fotovoltaici (i robot pulitori). E se un centinaio di lavoratori scelse l'uscita incentivata con 60mila euro, altri 415 decisero di dare fiducia al progetto nel luglio 2018, visto che addirittura il Ministro li aveva rassicurati nel corso dell'assemblea svolta in fabbrica. Tra le promesse che risuonarono all'interno del capannone di Riva di Chieri, addirittura quella di un paracadute nel caso in cui il progetto non avesse funzionato: il loro datore di lavoro sarebbe diventato, fu indicato con il dito, a pochi metri di distanza, l’amministratore delegato di Invitalia. A metà luglio iniziarono i 24 mesi di cassa integrazione per la riorganizzazione aziendale.

A gennaio 2019 lo stabilimento era ancora vuoto e si levarono i primi allarmi. Nuove rassicurazioni, nuovi rinvii. "Nel corso di tutte le iniziative i sindacati, le rsu e i lavoratori denunciarono l’opacità della gestione dei capitali da parte della Ventures ed il loro impiego per fini che nulla avevano a che vedere con la realizzazione del progetto di reindustrializzazione nel quale non vennero mai impiegati".

Fino alla giornata di oggi, con la discesa in campo della magistratura e delle forze dell'ordine. “Abbiamo piena fiducia nel lavoro della magistratura e della Guardia di finanza - sottolineano Luigi Paone, segretario generale Uilm Torino e Vito Benevento, segretario provinciale dei metalmeccanici Uil -. Il nostro auspicio è che in tempi brevi venga avviato un commissariamento con relativo progetto di reindustrializzazione con l'obiettivo di salvaguardare il futuro dei 400 lavoratori e delle loro famiglie. Anche a seguito dell'istanza di fallimento presentata dalla procura, è sempre più urgente sviluppare la proposta della Regione Piemonte di realizzare un impianto per la produzione di batterie per auto nel sito di Riva di Chieri. Al riguardo abbiamo già chiesto un tavolo urgente all'assessore regionale al Lavoro, Elena Chiorino”.

"Ci auguriamo che si faccia luce su una vicenda vergognosa che merita risposte e giustizia verso tutti i lavoratori che a breve si ritroveranno senza nessun sostegno - concludono Davide Provenzano, segretario generale Fim Torino e Arcangelo Montemarano, responsabile Fim territoriale -. Abbiamo richiesto un incontro urgente alla Regione per affrontare le vertenze aperte sul territorio. Embraco è l’emblema della crisi e della pessima gestione a danno dei lavoratori".

Massimiliano Sciullo

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