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Viabilità e trasporti | 23 ottobre 2020, 09:00

Torino paga il conto alla cattiva qualità dell'aria. E con il Covid le cose sono ancora peggiorate

Secondo uno studio cui ha collaborato Legambiente, la città della Mole è nella top ten europea per costi sociali legati all'inquinamento. E il Coronavirus va a incidere proprio su queste situazioni. Anche Asti e Novara tra le peggiori 25 in Italia

Torino paga il conto alla cattiva qualità dell'aria. E con il Covid le cose sono ancora peggiorate

Prima di Monaco, alle spalle di Sofia. Ma comunque - con il nono posto - all'interno della top ten europea per "costi" sostenuti a livello sociale a causa dell'inquinamento dell'aria. Torino vanta una classifica che lascia ben poco allegri, anche se i dati risalgono al 2018 (e dunque qualcosa potrebbe essere cambiato, nel frattempo). Secondo l'indagine diffusa da Legambiente, quella della Mole è con Milano, Padova, Venezia e Brescia tra le peggiori dieci a livello continentale. Un "primato" italiano ben poco rassicurante, causato sia dall'alto numero di automobili in circolazione, sia dalle carenze del trasporto pubblico. 

Ricoveri ospedalieri, perdita di benessere, impatti indiretti sulla salute e, quindi, riduzione dell’aspettativa di vita. Sono questi i fattori che fanno la somma del costo sociale, una spesa che per gli italiani ammonta a un costo medio di 1400 euro per ogni cittadino, equivalente a circa il 5% del PIL. E che per Torino ammonta a 2076 euro.

In Europa, invece, la stima è più bassa e si aggira intorno a quota 1250 euro per una percentuale del 3,9%. Sono state 432 le città europee prese in esame, in 30 Paesi (27 Paesi UE più Regno Unito, Norvegia e Svizzera). Lo studio si riferisce a dati raccolti per l’anno 2018 ed è commissionato dall'Alleanza europea per la salute pubblica, una ONG di interesse pubblico presente in 10 paesi dell'Unione Europea (European Public Health Alliance – EPHA). Per quanto riguarda l’Italia è appunto Legambiente a collaborare al progetto.

“Un aumento dell'1% del tempo medio di percorrenza per recarsi al lavoro aumenta i costi sociali delle emissioni di PM10 dello 0,29% e quelli delle emissioni di NO2 anche dello 0,54%. Un incremento dell'1% del numero di autovetture in una città aumenta i costi sociali complessivi di quasi lo 0,5%”, è quanto viene evidenziato dallo studio diffuso da CE Delf.

E Torino, a livello piemontese, è in  buona compagnia, se così si può dire. “Asti, Novara e Torino sono tra le prime 25 città italiane per costi sociali dovuti all’inquinamento causato in particolare dal traffico veicolare – dichiara Giorgio Prino, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta -. Il capoluogo della nostra regione, in particolare, è addirittura nono in Europa, nella triste classifica, con oltre 2000 euro all'anno procapite di costi indotti, soldi che potrebbero essere spesi in salute, benessere e qualità della vita. Il ruolo delle automobili, in particolare nelle grandi città ma non solo, è evidenziato in modo molto chiaro dallo studio e deve spingere con sempre maggior decisione verso politiche che non possiamo più definire coraggiose, ma semplicemente pragmatiche, d’incentivazione alla mobilità sostenibile. Le stesse politiche che alcune città, Torino compresa, iniziano ad attuare e che noi, come cittadini, dobbiamo incentivare con il consenso e le scelte quotidiane".

"Allo stesso tempo - prosegue - non possiamo non chiedere che siano riattivate le tante, troppe ferrovie sospese piemontesi, che catalizzano una parte significativa del traffico, in particolare quello pendolare, spostandolo su mezzi sostenibili, per l’ambiente, la salute e l’economia”.

I costi calcolati, secondo lo studio, potrebbero essere ancora più alti se si “includessero adeguatamente i costi correlati alla pandemia COVID-19. Le comorbilità sono un elemento preponderante nella mortalità di pazienti affetti da COVID-19 e fra le più importanti vi sono quelle associate all'inquinamento atmosferico. Da diversi documenti di ricerca si evidenzia che la scarsa qualità dell'aria tende ad aumentare la mortalità di pazienti affetti da COVID-19. Pertanto, i costi sociali di una scarsa qualità dell'aria potrebbero essere maggiori rispetto a quanto stimato in questa ricerca”.

Secondo Andrea Poggio, responsabile mobilità Legambiente “il costo dell'inquinamento, aggravato quest'anno alla pandemia Covid19, è particolarmente pesante per i redditi più bassi: l’inquinamento, come il Covid colpisce tutti, ma chi è più povero fatica a mitigarne gli effetti ed accedere alle cure. I governi nazionale e regionali devono adottare al più presto politiche pubbliche per mobilità e riscaldamento ad emissioni zero, per tutti, ma soprattutto per chi è meno abbiente. Servono mezzi pubblici elettrici, bici e auto elettriche condivise, serve in città agevolare e promuovere subito la mobilità ciclo-pedonale. Serve il superbonus (110%) se ben speso per ridurre l'inquinamento da riscaldamento. Non servono invece proroghe ai permessi di circolazione dei veicoli diesel più inquinanti, non servono bonus per l'acquisto di auto di proprietà a combustione. Iniziare a ridurre a zero, o quasi, l'inquinamento deve divenire una priorità nazionale del Recovery plan italiano”.

Massimiliano Sciullo

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