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Cronaca | 26 marzo 2021, 12:03

Rider in piazza Statuto: "Vogliamo che il nostro reddito sia riconosciuto per il permesso di soggiorno" [FOTO e VIDEO]

Sciopero nazionale indetto dai sindacati contro il lavoro a cottimo e l'assenza di tutele

Rider in protesta

Protesta dei rider nel centro di Torino

"Contro gli algoritmi che decidono chi lavora e chi resta fermo, secondo parametri aziendali punitivi e discriminatori. Contro la precarietà di vita e di lavoro cui ci costringono le piattaforme di food delivery, sorde al riconoscimento di ogni forma di diritto". Sono queste le rimostranze dei rider che hanno aderito a Torino allo sciopero nazionale indetto da Cgil e Uil.
A denunciare le condizioni del lavoro a cottimo e l'abbassamento delle tariffe di consegna, circa una trentina i manifestanti in piazza Statuto.

"In media riceviamo 2,70 euro a consegna"

Tanti gli stranieri tra i lavoratori subordinati, che chiedono il riconoscimento di tutele e diritti per i lavoratori e "una retribuzione adeguata" al lavoro svolto, con un minimo di ore garantite. "Oggi in media riceviamo 2,70 euro a consegna", spiegano gli operatori del food delivery, che aggiungono: "Vorremmo il riconoscimento del nostro reddito come rider per l’ottenimento del permesso o carta di soggiorno. Il diritto alla cittadinanza piena è di tutti e chi lavora ne ha ugualmente diritto, indipendentemente dalle tipologie contrattuali e dal reddito prodotto".

"Tutto il giorno a contatto con la gente: chiediamo sicurezza"

Inoltre, si reclama il bisogno di mezzi e dispositivi per poter lavorare. "Anche noi siamo lavoratori a rischio contagio, siamo a contatto quotidianamente con decine di
clienti e percorriamo chilometri in città senza adeguate protezioni".

Grimaldi: "Il loro è lavoro subordinato"

 

"Li chiamiamo lavoratori essenziali, ma non riconosciamo la loro dignità. Oggi sto con i rider in sciopero contro l'accordo pirata firmato tra Assodelivery e Ugl", ha dichiarato il Capogruppo di Liberi Uguali Verdi, Marco Grimaldi.

"Chiedono una cosa molto semplice, ossia di essere inquadrati in un vero contratto collettivo nazionale, con tutele e diritti riconosciuti: ferie, malattia, TFR, indennità di lavoro notturno e durante la pandemia, salario adeguato. Come diciamo da anni, dobbiamo smettere di chiamarli lavoretti, gli occupati di quei settori sono a tutti gli effetti lavoratori dipendenti e i tribunali dell'Europa intera lo stanno riconoscendo. Quando lo farà la legge italiana?".

 

Manuela Marascio

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