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Cronaca | 28 novembre 2020, 17:57

Non Una di Meno abbatte il muro e rilancia la propria mobilitazione per le donne: “Non faremo un passo indietro” [FOTO e VIDEO]

Il movimento femminista, da Piazza Castello, ha ribadito la propria indisponibilità a “negoziare” le rivendicazioni su femminicidi, violenze, discriminazioni e rappresentazione sui media

Non Una di Meno abbatte il muro e rilancia la propria mobilitazione per le donne: “Non faremo un passo indietro” [FOTO e VIDEO]

Un “muro” di cartone, costruito in piazza Castello a rappresentare simbolicamente la società patriarcale, distrutto a calci con rabbia: il movimento femminista Non Una di Meno ha scelto una performance per ribadire, ancora una volta, la propria indisponibilità a “negoziare” le rivendicazioni su femminicidi, violenza, discriminazioni e rappresentazione delle donne sui media.

Ed è stato proprio quest'ultimo punto a provocare le reazioni più decise, come dimostrato dalle testimonianze delle tante manifestanti presenti in piazza: “Titoli e articoli di giornale – ha dichiarato Silvia, un'attivista – forniscono un'informazione non corretta su stupri, diffusione di materiale intimo in modo non consensuale e discriminazioni contro le donne, narrando gli stessi episodi come raptus di follia o momenti di gelosia. In questo modo viene nascosta la matrice culturale della violenza: siamo stufe della sua continua legittimazione, non faremo un passo indietro”.

Inevitabile il ritorno sugli episodi di mercoledì scorso, con il 'mail bombing' alle redazioni e le azioni con vernice fucsia davanti alle sedi di alcuni media: “Siamo state messe alla gogna – ha proseguito Silvia – venendo descritte come giovani anarchiche che hanno rovinato pezzi di città. I marciapiedi si possono pulire mentre le donne uccise non ritornano: ancora una volta hanno cercato di metterci a tacere definendoci come violente mentre ogni giorno noi stesse subiamo violenze di ogni tipo; per questo rivendichiamo il nostro modo di agire politico”.

Nonostante la lontananza e posizioni apparentemente inconciliabili, uno spiraglio per l'inizio di un dialogo non viene escluso a priori: “Auspichiamo – ha concluso – l'apertura di un dibattito e di spazi di confronto, ma non è compito delle donne rispettare lo stereotipo delle educatrici sempre zitte e composte che devono portare avanti le proprie rivendicazioni 'sotto voce' in modo pulito; non dobbiamo formare noi chi produce e fornisce continuamente narrazioni tossiche”.

Marco Berton

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